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Idee, consigli e curiosità per i giorni di festa a cura di Daniela Alzani
E' arrivata Pasqua.... (18-03-2010) 
La Pasqua e la luna
La Pasqua è una festa mobile perché si basa sulla luna:
cade la domenica successiva al plenilunio che segue l'equinozio di primavera.
Il collegamento dellafesta con la luna è dovuto alla narrazione evangelica
della Passione e Resurrezione di Gesù, avvenute durante la Pasqua
ebraica, il Pesah, che si cominciava a celebrare, come oggi d'altronde,
la sera del 14 del mese di nisan, ovvero al plenilunio del primo
mese lunare dopo l'equinozio. Pesah significa letteralmente "saltar
oltre" in ricordo della notte in cui il Signore saltò oltre, ovvero
oltrepassò le case degli ebrei in gitto, contrassegnate dal sangue
dell'agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.
L'ultima cena si svolse la sera del primo plenilunio primaverile: sicché
i cristiani che si rifacevano alla tradizione apostolica fissarono la Pasqua
alla domenica successiva alla festa ebraica per sottolineare l'evento fondamentale
della Resurrezione.
La Pasqua può di fatto variare dal 22 marzo al 25 aprile.
La Domenica delle Palme
La Settimana Santa comincia tradizionalmente con la Domenica delle
Palme, quando si ricorda l'entrata di Gesù a Gerusalemme, accolto
dalla popolazione con rami di palma. Questa pianta era simbolo del divino
ed emblema della vittoria: con i rami agitati festosmente, la folla acclamava
Gesù Messia e Re d'Israele, giunto a liberare il suo popolo.
Alla domenica delle palme sono collegati alcuni proverbi meteorologici
: Se piove sulla palma, non piove sulle uova oppure Sole sulla
palma, acqua sulle uova dove l'uovo è considerato simbolo della
domenica di resurrezione.
I Sepolcri
Il Giovedì santo, secondo un'usanza nata durante la Controriforma,
si svolge la pratica della visita ai sette sepolcri, a sette chiese dove
è avvenuta la reposizione eucaristica. I sepolcri traggono origine
da una cerimonia liturgica che risale al secolo XI quando la riserva eucaristica
non venne più deposta in sacrestia ma su un altare. Il termine sepolcro
fu adottato impropriamente - al giovedì ancora non si commemora la
morte di Cristo - a causa della successiva usanza popolare di erigere la
rappresentazione del sepolcro dove venivano solennemente deposte la Croce
dell'altare e l'Eucarestia.
Le processioni
Dal giovedì al venerdì santo si commemorano la passione
e la morte del Cristo con processioni e sacre rappresentazioni cui nel passato
si aggiungevano sermoni semidrammatici, cioé accompagnati da quadri
viventi o da canti.
Le processioni si ispirano a due temi. Il primo è la madre alla
ricerca del figlio che lei incontra flagellato e sanguinante e rivedrà
poi nel giorno della Resurrezione. Il secondo, e più famoso, è
la Via Crucis.
La Via Crucis è un esercizio di pietà che consiste
nel passare davanti ad una serie di quattordici croci, dette stazioni, soffermandosi
davanti a ciascuna di esse per meditare su alcuni episodi della Passione.
Questa pratica devozionale si ricollega ad antiche cerimonie in uso nei Luoghi
Santi fin dal secolo V. In Italia venne adottata a partire del secolo XIV
grazie ai Francescani che a ciascuna croce aggiunsero l'immagine di uno
dei quattordici episodi da meditare:
1. La condanna a morte di Gesù;
2. Gesù è caricato della croce;
3. Cade per la prima volta;
4. Incontra la madre;
5. E' aiutato dal Cireneo;
6. E' asciugato dalla Veronica;
7. Cade la seconda volta;
8. Consola le pie donne;
9. Cade per la terza volta;
10. E' spogliato;
11. E' crocefisso;
12. Muore;
13. E' deposto sulla croce;
14. E' sepolto.
La pratica si diffuse straordinariamente tra il '600 e il '700. San Leonardo
da Porto maurizio, uno dei suoi maggiori propagatori, eresse 272 Viae
Crucis: la più celebre fu quella inaugurata il 27 dicembre 1750
dentro il Colosseo, demolita nel 1874. Successivamente, nel 1925, si
innalzo all'interno dell'anfiteatro una croce in ricordo di san Leonardo e
infine Giovanni XXIII volle ripristinare la pratica della Via Crucis
in quei luoghi.
Le sacre rappresentazioni
Accanto alle processioni si svolgono al Venderdì Santo delle sacre
rappresentazioni, sviluppo popolare dell'ufficio drammatico che, a partire
dal X secolo si diffuse in tutta Europa. Era sorto dai testi dellufficio
quotidiano delle ore che rievocavano l'episodio dell'angelo, che rivolgendosi
alle donne domanda: Quem queritis? - Chi cercate? . Da quell'embrione
si sviluppò poi un proceso creativo che portò la funzione liturgica
da una dimensione origianriamente teologico-simbolica a un'esemplificazione
per episodi nodali della storia religiosa che, con il passare del tempo, acquistò
caratteri più realistici.
La veglia pasquale a Piazza San Pietro
La più grandiosa veglia pasquale, durante la quale si celebra
allo scoccare della mezzanotte la Resurrezione del Cristo, si svolge nello
scenario di Piazza San Pietro, dove viene acceso il Lucernario, il
cero pasquale simbolo del Cristo risorto. Sant'Agostino spiegava che nel
cero ardente si dovevano distinguere la cera, simbolo della carne verginale
del Cristo; lo stoppino, simbolo della sua anima; e la fiamma della sua divinità.
I simboli pasquali
La tradizione di colorare e donare uova benedette era diffusa in
tutta la cristianità: ogni famiglia era solita portare in chiesa le
uova decorate perché venissero benedette. Si tratta di un rito arcaico
primaverile che venne poi cristianizzato: infatti la Pasqua cade prevalentemente
nel segno dell'Ariete con il quale comincia il nuovo anno astrologico. E'
il segno della ricreazione dell'anno e del cosmo. E che cosa è l'uovo
se non il simbolo più adatto per celebrare questo rinnovamento? Un
antico mito narra che la Notte fecondata dal vento aveva deposto nell'immenso
grembo dell'oscurità un uovo d'argento da cui balzò un dio con
le ali d'oro, chiamato Eros, mostrando quel che esso conteneva: il cosmo intero
con tutte le sue creature. L'uovo, che nacse da una vita e dà origine
a una vita nuova, è il simbolo universale del rinnovamento periodico
della natura, del ciclo delle rinascite. E' quindi adatto per simboleggiare
il rinnovamento dell'anno astrologico nell'equinozio di primavera. mangiare
uova significa augurarsi un buon anno nuovo. Tutto questo simbolismo è
stato cristianizzato identificando l'uovo cosmico con Cristo che risorge e
tutto rinnova.
Tra i diversi richiami pasquali compare anche un simpatico coniglietto
che porta delle uova. La sua presenza non è casuale, poiché
si riaggancia alla lepre che sin dai primi tempi del cristianesimo era assunta
a simbolo di Cristo. Come Gesù stesso aveva detto di sé: "le
volpi hanno una tana e gli uccelli un nido, ma il Figlio dell'Uomo non ha
un posto dove riposare", così anche la lepre non ha tane né
case, è un'animale gentile che simboleggia la nuova vita che ritorna
ogni primavera. Inoltre, la lepre, con la sua caratteristica del manto che
muta colore secondo stagione, venne indicata da sant'Ambrogio quale simbolo
della resurrezione.
E' consuetudine nel periodo pasquale regalare un dolce la cui forma ricorda
quella di una colomba, posata con ali distese. Questo uccello richiama l'episodio
del diluvio universale descritto nella Genesi, quando ritornò da Noè
tenendo nel becco un ramoscello d'ulivo, messaggio di pace e benessere: concluso
il castigo divino, le acque del diluvio si ritirano, mentre comincia una
nuova era per l'umanità. La colomba, dunque, assurge a testimone di
pace, e nel periodo pasquale tale simbologia rimanda alla pace portata da
Gesù, il "Principe della pace", che con il proprio sacrificio ha riconciliato
l'uomo a Dio, suo padre.
Tutte le notizie sulla festività della Pasqua sono tratte da:
"Lunario" di Alfredo Cattabiani, Oscar Saggi Mondadori, 2002.
Pasqua in cucina: la pastiera napoletana
Ingredienti
* 500 g di pasta frolla
* 700 g di ricotta di pecora o romana
* 200 g di zucchero
* 220 g di grano cotto (si trova in scatola anche nei
supermercati)
* 40 g di cedro candito
* 5 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
* un pizzico di cannella
* 2 dl di latte
* 30 g di burro
* 5 uova
* 50 g di zucchero a velo
* 1 limone
* un pizzico disale
Procedimento
Preparare la pastafrolla con farina, burro, zucchero e uova, formare una
palla da tenere al fresco fino al momento di rivestire la tortiera.Versare
in una casseruola il grano, il latte, il burro e la scorza grattugiata di
1/2 limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso.
Passate al setaccio la ricotta e amalgamatevi lo zucchero semolato con la
cannella, la rimanente scorza di limone grattugiata, il sale, l'acqua di fiori
d'arancio e il cedro.
Unite le uova, la crema di grano e mescolare bene.
Imburrate una tortiera del diametro di cm 24 e foderatela con la pasta frolla.
Ritagliare la parte eccedente, e ricavare delle strisce.
Versare il composto nella tortiera, livellare, ripiegare verso l'interno
i bordi della pasta e decorare con strisce formando una grata che andrà
pennellata con un tuorlo sbattuto.
Infornate a 180° gradi per un'ora e mezzo; lasciate raffreddare in forno
e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a velo.
Auguri!!
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